Ecco a voi, cari lettori e care lettrici, un'altra mini parte informativa sui vari spetti di Tursi. Oggi parliamo di fauna, cioè di animali.Però, è da notare che parliamo di animali presenti tutt'oggi, ma soprattutto di fauna ed abitudini tursitane, molto frequenti in passato e meno osservabili attualmente, anche perché sono passati anni e sono avvenute molte evoluzioni, sia nel mondo animale, che tradizionale tursitano. Da fonti certe, ho appreso con piacere che oggi, ma soprattutto in passato, vi era una ricca fauna a Tursi in ogni stagione! Ciò, io credo che sia un dato molto lietamente positivo! Sia in autunno che in inverno, in passato non era difficile imbattersi in branchi di colombacci, merli e fringuelli in genere. Credo che forse tutt'oggi, non sia difficile, però non sono certo di ciò. Tortore, quaglie, rigogoli ed altre varietà minori, in primavera, dopo un volo di centinaia di chilometri su terra e mare, venivano e vengono a popolare ed allietare le nostre campagne, sempre che siano riusciti a superare indenni la nutrita sparatoria con cui sono accolti, a mo' di saluto, da folte schiere di cacciatori schierati sui vicini litorali. Nel periodo in cui la caccia è aperta è frequente notare molti cacciatori avviarsi, con qualsiasi tempo ed in ore anche antilucane, fucili a tracolla, cani tenuti al guinzaglio da lucide catene dai più provvisti economicamente; da spaghi, cordicelle, cinghie di pantaloni dai meno provveduti, verso i posti di caccia. Le divise erano allora e molto probabilmente lo sono tutt'ora, molto eterogenee. Ai lustri e striati pantaloni e camiciotti, fanno riscontro panni sgualciti e scoloriti dal tempo.
Dovete sapere graditi lettori, che soprattutto in passato, si vedeva della gente matura, seria, attempata, affidabile, socievole, fare l'atto di imbracciare un immaginario fucile, portarselo alla spalla e far fuoco. Poi, si ode il pum o il pam ad imitazione del colpo sparato o dei colpi occorsi per abbattere la preda prescelta. Altri imitavano il verso dei segugi, a volte poveri e malnutriti bastardi spelacchiati, che inseguivano la lepre sotto lo sguardo divertito, fiero ed ironico degli occasionali spettatori, non cacciatori, che non riuscivano minimamente a concepire come si potesse essere così presi da una simile passione.
Vincenzo ABITANTE |